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Passato, presente e parole: L'8 marzo spiegato attraverso le donne di Viola Ardone

Autore: Luigi Graziano Di Matteo07/03/2026 19:22

Oggi, 8 marzo, si celebra, in tutto il mondo, la Giornata internazionale della donna.

Benché comunemente venga chiamata "Festa della donna", quella di oggi non è semplicemente una giornata di festa. Si tratta di una giornata in cui si riflette sull'importanza che hanno le donne nella vita di tutti i giorni, in ogni aspetto della società, e si celebrano tutte quelle donne che hanno fatto la storia, che si sono battute per avere dei diritti che un tempo erano del tutto impensabili. E si riflette su ciò che c'è da migliorare.

Difatti, i progressi che sono stati fatti nell'ultimo secolo sono inquantificabili, ma quello attuale non deve essere un punto di arrivo: deve essere uno spunto a fare ancora di più, per raggiungere una parità di genere completa.

Per indagare il significato più profondo di questa Giornata, abbiamo scelto di dialogare con Viola Ardone. Scrittrice tra le più amate del panorama italiano, nei suoi romanzi – da Il treno dei bambini a Oliva Denaro – ha saputo dare voce alla fatica, al coraggio e all'emancipazione femminile nel nostro Paese. In questa intervista, Ardone ci accompagna in un viaggio tra passato e presente, ricordandoci perché la consapevolezza della nostra storia è essenziale per difendere la libertà di domani.

Il percorso di emancipazione femminile nella storia

L'idea della Giornata internazionale della donna trae origine dai primi anni del Novecento, in cui iniziarono ad affermarsi le lotte per la parità lavorativa: difatti, il primo "Women's Day" si celebrò negli Stati Uniti il 23 febbraio 1909, e fu concepito dal Partito socialista americano come una manifestazione a favore del diritto di voto femminile, da tenersi l'ultima domenica di febbraio.

La data dell'8 marzo si fa tradizionalmente risalire al 1917: in quel giorno, che corrispondeva al 23 febbraio nel calendario allora in vigore nell'Unione Sovietica, le donne di San Pietroburgo, soprattutto le operaie delle industrie tessili, organizzarono una grande manifestazione per invocare la fine della Prima guerra mondiale. Essa diede inizio alla Rivoluzione russa di febbraio.

Nel 1921, nella Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenutasi a Mosca, del III congresso dell'Internazionale comunista, si decise di fissare all'8 marzo la Giornata internazionale dell'operaia.

In Italia fu celebrata la Giornata internazionale della donna per la prima volta il 12 marzo 1917, su iniziativa del Partito Comunista d'Italia. Nel 1945, su iniziativa dell'Unione Donne in Italia, si celebrò questa ricorrenza l'8 marzo 1945 nell'Italia libera. Terminata la guerra, nel 1946 fu celebrata in tutta Italia, e lì nacque come simbolo di speranza e forza la mimosa, dalla rapida fioritura. In altri Paesi socialisti e comunisti fu adottata come festa nazionale.

E se già nel primo dopoguerra, in Europa iniziò a diffondersi il suffragio universale, in Italia il voto per le donne fu realtà nel 1946, in occasione delle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Nel 1977, grazie ad una risoluzione delle Nazioni Unite, divenne una giornata celebrata a livello globale.

Gli anni '70, in generale, furono un periodo di progressi per i diritti delle donne, in particolare in Italia. Nel 1970 fu introdotto il diritto al divorzio, mentre nel 1975 viene introdotta la piena parità giuridica tra marito e moglie, abolendo la "potestà maritale". Nel 1977 una legge garantì la parità di trattamento tra uomini e donne nel lavoro, mentre nel 1978 fu introdotta la legge 194 sull'aborto.

Nel 1979 furono presentate le prime proposte in merito ad una norma contro la violenza sessuale. Fu però il 1996 l'anno in cui fu introdotta una legge per inasprire le pene contro la violenza sessuale.

L'ONU auspica ad una parità di genere effettiva entro il 2030: essa è il quinto obiettivo di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030.

Ad oggi, la situazione vede l'Italia progredire ulteriormente, con un tasso di occupazione femminile nella fascia di età attiva pari al 52,5% nel 2025. Resta comunque un dato inferiore alla media UE. Inoltre, secondo il CNEL, le donne continuano ad essere sottorappresentate nei ruoli dirigenziali, con solo il 21,8%.

Da Oliva Denaro alle battaglie di oggi: Viola Ardone racconta il vero significato dell'8 marzo

Carissima Viola, benvenuta ad InItaly. È un piacere averla qui con noi.

Nel suo romanzo Oliva Denaro, ispirato alla storia vera di Franca Viola, lei racconta la forza dirompente di una ragazza che dice "no" al matrimonio riparatore nella Sicilia degli anni '60. Oggi, guardando alla società contemporanea, qual è il nuovo "no" che le donne devono trovare il coraggio di pronunciare per difendere la propria libertà e i propri diritti?

Oliva Denaro dice “no” al matrimonio riparatore in un’epoca in cui quel rifiuto equivaleva quasi a un atto di disobbedienza civile. Quel “no” non era soltanto personale: era un gesto che incrinava una consuetudine, una mentalità, una legge non scritta. Oggi forse il nuovo “no” non ha una forma unica, ma molte. È il no alla violenza, certo, ma anche il no alle aspettative silenziose che ancora gravano sulle donne: l’idea che debbano essere sempre concilianti, sempre disponibili, sempre un passo indietro. È il no alla colpa che troppo spesso viene cucita addosso alle donne quando rivendicano spazio, tempo, ambizione.

Credo che il “no” più difficile, oggi, sia quello pronunciato dentro la normalità: nelle scelte di lavoro, nei rapporti affettivi, nel modo in cui una donna decide di stare al mondo. Perché la libertà non è mai conquistata una volta per tutte: ha bisogno di essere esercitata ogni giorno, anche nelle piccole decisioni che sembrano private e invece hanno sempre una dimensione collettiva.

Le protagoniste dei suoi romanzi ci mostrano quanto sia stata dura la strada per l'emancipazione femminile in Italia. Secondo lei, le giovani donne di oggi sono consapevoli delle battaglie affrontate dalle loro madri e nonne? Quale "eredità storica" teme possa andare perduta o data troppo per scontata?

Le protagoniste dei miei romanzi spesso si trovano su una soglia: tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. La loro storia ricorda che i diritti non nascono spontaneamente, ma sono il risultato di conflitti, di scelte coraggiose, di donne che hanno pagato un prezzo personale molto alto.

Le ragazze di oggi vivono in un mondo che, grazie a quelle battaglie, offre possibilità prima impensabili. Questo è un grande progresso, ma comporta anche un rischio: quello di pensare che ciò che abbiamo sia naturale, quasi inevitabile, invece non lo è. I diritti sono sempre frutto di un divenire storico, e proprio per questo fragili.

Oltre a essere una scrittrice, lei è anche un'insegnante e vive quotidianamente il mondo dei giovani. La scuola è il primo vero laboratorio di parità. Guardando le sue studentesse, quali sono le sfide o gli stereotipi più insidiosi che le ragazze di oggi devono ancora affrontare? Ritiene che la cultura e la lettura restino le armi più potenti per l'emancipazione?

Nella scuola incontro ogni giorno ragazze intelligenti, curiose, piene di possibilità. Eppure gli stereotipi non sono affatto scomparsi: si sono solo fatti più sottili. Non sempre qualcuno dice apertamente a una ragazza cosa può o non può fare; spesso sono messaggi più impliciti, che arrivano dai modelli sociali, dai linguaggi, perfino dalle aspettative familiari.

Per esempio, noto quanto ancora sia difficile per molte ragazze sentirsi legittimate nell’ambizione. A volte hanno paura di sembrare troppo, di occupare troppo spazio. È una forma di autocensura che ha radici molto profonde.

Per questo credo che la cultura e la lettura restino strumenti potentissimi di emancipazione. Leggere significa incontrare vite diverse dalla propria, immaginare possibilità nuove. E soprattutto significa trovare parole per nominare ciò che prima sembrava indicibile. Quando una ragazza scopre che qualcun’altra, prima di lei, ha vissuto quella stessa inquietudine e ha trovato il modo di attraversarla, succede qualcosa di importante: la solitudine si rompe.

Spesso l'8 marzo rischia di svuotarsi del suo significato politico per diventare una mera ricorrenza commerciale. Da scrittrice e da donna che lavora con il potere delle parole, quale parola o messaggio vorrebbe dedicare alle sue lettrici per restituire a questa giornata il suo senso più autentico?

È vero: a volte l’8 marzo rischia di trasformarsi in una ritualità un po’ distratta, fatta di mimose e di slogan. Ma la forza di questa giornata sta proprio nel ricordarci che la storia delle donne non è una parentesi della storia generale: ne è una parte essenziale.

Se dovessi scegliere una parola da dedicare alle lettrici, sceglierei consapevolezza. Non come esercizio teorico, ma come sguardo lucido su ciò che siamo e su ciò che possiamo ancora diventare.

La consapevolezza ci ricorda che ogni diritto nasce da una storia, che ogni libertà ha un volto, che ogni passo avanti è stato fatto da qualcuno prima di noi. E forse l’8 marzo serve proprio a questo: a riconoscere quella catena invisibile di donne che ci hanno precedute e che, in qualche modo, continuano a camminare accanto a noi.

Grazie mille per essere stata con noi.

Credits: Gigi Cozzarin (Instagram @violaardone)

Photo credits: Viola Ardone (Instagram @violaardone)

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