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Alessandra Clemente: “se mia madre fosse qui, le direi che sto onorando la sua vita”

Autore: Irene Pariota21/03/2026 07:56

Il 21 marzo è visto da tutti come un giorno felice, come un giorno in cui i cappotti si chiudono nell’armadio e si lascia spazio al cinguettio degli uccellini e al profumo delle mimose: inizia la primavera. Ma c’è un grigio dietro tutto quel sole. Il 21 marzo non saluta solo l’inverno, è anche il Giorno della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime Innocenti delle mafie. Sono tante, troppe, Falcone e Borsellino, Giancarlo Siani. E l’11 giugno 1997 moriva Silvia Ruotolo, assassinata all'età di 39 anni mentre rincasava. Oggi abbiamo intervistato la figlia, Alessandra Clemente – membro dell’ufficio legale della Federazione Antiracket italiana, attivista di Libera, Associazione Nomi e Numeri contro le mafie, di Libera Memoria e del Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità – che all’epoca dei fatti assistette alla tragedia dal balcone di casa.

Buongiorno Alessandra e benvenuta su inItaly. Lei è figlia di Silvia Ruotolo, vittima innocente della camorra. In che modo questa storia personale ha influenzato il suo percorso umano e professionale?

La mia storia personale ha profondamente plasmato il mio percorso umano e professionale. Ho imparato che il dolore può diventare una forza propulsiva per il cambiamento. La mia vita è stata segnata dalla necessità di dare voce a chi non può più farlo, di combattere affinché la memoria di mia madre e di tutte le vittime innocenti non venga dimenticata e affinché non accada ad altri ciò che è accaduto a lei e a noi.

Spesso si parla di numeri e statistiche sulle vittime innocenti. Quanto è importante, invece, restituire i volti e le storie delle persone?

Restituire volti e storie è fondamentale. I numeri possono sembrare distaccati e impersonali, ma ogni vittima ha una vita, una storia e una famiglia. Dare risalto alle loro esperienze umane aiuta a rendere tangibile la tragedia delle vittime innocenti, ci permette di comprendere l’impatto devastante della mafia e di scegliere da che parte stare.

Napoli. Silvia Ruotolo, scomparsa 25 anni fa , commemorata stamani a Piazza  Medaglie d'Oro. Presente la figlia Alessandra Clemente - TuttoVesuvio
Credit - TuttoVesuvio

Crescendo, c’è stato un momento in cui ha deciso consapevolmente che la memoria di sua madre sarebbe diventata anche un impegno pubblico?

Crescendo, ci sono stati momenti chiave in cui ho compreso l'importanza di mantenere viva la memoria di mia madre. Una delle decisioni più consapevoli è stata quella di partecipare attivamente a eventi commemorativi e iniziative di sensibilizzazione, rendendo la sua storia parte del mio impegno pubblico. In particolare, presi parola, leggendo una lettera di denuncia e di speranza il 21 marzo, del 2009 a Napoli, in occasione della Giornata Nazionale in ricordo delle vittime innocenti di mafia. Da quel giorno non mi sono più fermata.

Ha mai avuto paura di risultare “scomoda” per il suo attivismo?

Certo. L’attivismo porta con sé delle sfide e delle pressioni, ma ho sempre ritenuto che la verità e la giustizia siano più importanti delle mie paure personali. È difficile rimanere in silenzio quando si conosce la verità. Tra il rumore degli spari per chi come me li ha vissuti e il silenzio, il silenzio mi fa più paura.

Quali sono oggi le principali battaglie per il riconoscimento e il sostegno alle famiglie colpite?

Oggi, le principali battaglie riguardano l’accesso a risorse legali e psicologiche, il supporto economico e la promozione di una cultura della legalità. È fondamentale che le famiglie non si sentano sole e che ci sia un impegno da parte delle istituzioni. Che la legislazione sia universale e che non ci siano vittime di serie A e di serie B.

Lei lavora anche nell’ambito legale con la Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane. Dal punto di vista giuridico, lo Stato tutela abbastanza le vittime innocenti e i loro familiari?

Dal punto di vista giuridico, lo Stato ha fatto dei passi avanti, ma non basta. Ci sono ancora molte lacune nella protezione delle vittime innocenti e dei loro familiari. È necessario un impegno costante per garantire che i diritti di queste persone siano rispettati e tutelati. Denunciare deve convenire, anche economicamente quando si è vittima di Racket e molto in termine di prevenzione fanno le associazioni insieme alle forze dell’ordine, ma questo impegno non può basarsi su uno spirito volontaristico, è necessario che lo Stato stanzi le risorse adeguate. Ultimamente non è così.

Quanto è importante il lavoro delle associazioni nella costruzione di una memoria collettiva contro le mafie?

È cruciale. Esse svolgono un ruolo fondamentale nel sensibilizzare la società, nel promuovere la memoria e nel creare spazi di incontro e dialogo, rompendo soprattutto la solitudine. La loro azione aiuta a mantenere vive le storie delle vittime e a stimolare una riflessione critica sulla mafia, trasformare strade isolate e buie in sentieri affollati e luminosi. Da sola ho paura, insieme non più.

Secondo lei la società italiana ha davvero interiorizzato il valore della memoria o c’è ancora il rischio che queste storie vengano dimenticate?

Purtroppo, in Italia il rischio c’è ancora. La memoria non è scontata; richiede un impegno attivo da parte di tutti, e da rinnovare di generazione in generazione. La società deve interiorizzare il valore della memoria per evitare che le ingiustizie del passato si ripetano.

A Napoli e nel Sud, il racconto delle vittime innocenti può diventare uno strumento concreto di educazione alla legalità per i giovani?

Certamente, condividere queste storie con i giovani è fondamentale per sensibilizzarli sulla legalità e per far loro comprendere le conseguenze delle azioni criminali, non tanto facendo lezioni in cattedra ma consegnando esempi, emozioni, specchi. Le nostre storie sono come specchi per dare forza ai sentimenti migliori dentro chi decide di raccoglierne il testimone.

Lei incontra spesso studenti e scuole: quali domande le fanno più spesso quando si parla di vittime innocenti?

Gli studenti mi fanno spesso domande profonde e sincere. Chiedono come si possa combattere la mafia, come si vive con un dolore così grande e cosa si può fare per onorare le vittime innocenti. Sono sempre colpita dalla loro curiosità e dalla loro volontà di comprendere. Dal loro silenzio quando racconto loro della mia infanzia e di come la camorra ha ucciso mia mamma. Un silenzio che ha la forza di un abbraccio. A loro sono profondamente grata, se sono come sono, il merito è anche loro. Degli occhi dei ragazzi pieni di amore per la giustizia e la libertà che incontro nelle scuole d’Italia e della mia città.

Qual è il messaggio più importante che sente di dover trasmettere alle nuove generazioni?

Che la lotta contro la mafia è una responsabilità collettiva. Ognuno di noi ha il potere di fare la differenza, difendendo i valori della giustizia, della legalità e della memoria. Che il nostro impegno è decisivo e che insieme ce la faremo.

Le faccio una domanda forte, se vuole può non rispondere. Se potesse dire qualcosa oggi a sua madre, a quasi trent’anni dalla sua uccisione, cosa le direbbe?

Le direi che la sua vita ha avuto un impatto profondo su di me, come è naturale che sia, lei è in ogni mio respiro, ma anche su molte altre persone. Ragazzi che delinquevano nel sistema, incontrando la sua memoria, hanno messo in discussione quelle scelte di vita e oggi sono lavoratori onesti. Ragazze che subivano violenze, incontrando la sua storia, hanno deciso di denunciare e liberarsi. Le direi che sto onorando la sua vita, come figlia, ma anche come cittadina e che la sua memoria vive attraverso il mio impegno. Le direi che mi manca molto e che ha due bellissimi nipoti che hanno i suoi occhi e il suo spirito.

Silvia Ruotolo | Fondazione Pol.i.s.
Silvia Ruotolo, credit - Fondazione Pol.is. RC

In chiusura, cosa significa per lei trasformare il dolore privato in un impegno pubblico per la giustizia e la memoria?

Significa dare un senso a una perdita immensa. Per me, è un modo per onorare la memoria di mia madre e delle vittime innocenti, per creare un cambiamento positivo nella società e per cercare giustizia non solo per la mia famiglia, ma per tutte le famiglie. È un progetto di presente. Non deve più accadere ad altri e maggiori sono i diritti e le opportunità meno ossigeno diamo alle violenze e le barbarie delle mafie.

 

Foto copertina credit - Agenzia Dire

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