Autore: Luigi Graziano Di Matteo • 14/03/2026 13:52
Reduce dal suo ventesimo Festival di Sanremo, il Maestro Enzo Campagnoli si conferma una delle bacchette più amate e carismatiche dell'Ariston. Quest'anno ha guidato artisti dalle anime diversissime – Dargen D'Amico, Elettra Lamborghini e Samurai Jay – dimostrando un'incredibile versatilità musicale. Ma Sanremo 2026 è stato anche il Festival del trionfo partenopeo, culminato con la vittoria di Sal Da Vinci e celebrato proprio in questi giorni al Maschio Angioino con il conferimento di un encomio istituzionale per le eccellenze del territorio. Tra dediche emozionanti allo storico amico Peppe Vessicchio e l'orgoglio incrollabile per le proprie radici, abbiamo intervistato il Maestro per farci raccontare le emozioni di questa edizione indimenticabile.
Maestro, questo Sanremo 2026 ha segnato il traguardo delle sue venti partecipazioni. Un'edizione che ha voluto dedicare a Peppe Vessicchio, con cui ha condiviso 37 anni di carriera. Che emozione è stata salire su quel palco con questa consapevolezza e cosa ha significato "sentirlo vicino" durante la direzione?
Io con Peppe ho trascorso dei momenti meravigliosi della mia vita. Gli devo tanto, perché lui a 20 anni mi ha dato l'orchestra nelle mani. Io scrivevo gli arrangiamenti per i programmi televisivi che lui conduceva, e a Milano mi diceva di provarli con l'orchestra. Quello è stato un momento di grande crescita artistica per me: verificare l'efficacia di quello che avevo scritto in partitura è la più grande scuola che si possa avere. Quindi lo ringrazierò sempre.
Abbiamo fatto tante produzioni insieme. Peppe era un contenitore di cultura, un ricercatore, un curioso: andavamo sempre alla ricerca di qualcosa di interessante, anche musicalmente.

Quest'anno ha guidato tre Big con anime musicali molto diverse: Dargen D'Amico, Elettra Lamborghini e Samurai Jay. Come fa un direttore d'orchestra a sintonizzarsi ed esaltare energie così differenti, passando dal rap all'urban fino al pop più esplosivo, mantenendo sempre la sua inconfondibile firma?
Basti pensare che io qualche anno fa dirigevo Orietta Berti con la sua Quando ti sei innamorato. La sua voce, incantevole come un usignolo, rappresenta l'espressione del bel canto del nostro Paese, con un melisma aperto, con una melodia larga. E poi sono passato a dirigere Cenere di Lazza, Damme 'na mano di Tony Effe, Ai ai di Dargen D'Amico...
La difficoltà sta nel far indossare alla canzone un abito da sera, che è proprio l'orchestra dell'Ariston, conservando però l'essenza, la radice, la cellula di cui il brano ha bisogno per continuare a passare in radio così com'è nato.

Durante la prima serata del Festival, presentato da Can Yaman, non è passato inosservato il suo gesto: la mano sul cuore e quel "4" mostrato per ricordare i successi del Napoli. Quanto è importante per lei portare la sua "napoletanità" e il legame viscerale con la sua terra anche in un contesto istituzionale come l'Ariston?
Io credo, da sempre, che senza Napoli non si vada da nessuna parte. Il primo Festival di Napoli si è svolto al teatro del Casinò di Sanremo nel 1931 grazie a dei napoletani. C'è un grande legame tra Napoli e la canzone mondiale, non solo italiana, perché la canzone napoletana rappresenta la canzone italiana nel mondo. I più grandi cantanti della storia sono andati in giro per il mondo a cantare le opere dei grandi autori della musica classica come Puccini, Verdi, Donizetti… ma non potevano andare via senza cantare i classici napoletani: 'A vucchella, Core 'ngrato, Torna a Surriento, 'O sole mio, 'O surdato 'nnammurato, Funiculì funiculà.
Insomma, la napoletanità è un valore aggiunto. La nostra terra ci ha regalato una forza incredibile, un'energia particolare, nonché la possibilità di riuscire ad interfacciarci con tutti con semplicità, contenuto, garbo, educazione, perché questo è Napoli.

Proprio in questi giorni, al Maschio Angioino, ha ricevuto un riconoscimento speciale dalla città di Napoli, in una grande festa collettiva che ha celebrato anche la vittoria di Sal Da Vinci. Dopo il frullatore mediatico di Sanremo, che sapore ha tornare a casa ed essere celebrati dalla propria gente?
È una sensazione straordinaria. L'11 marzo è una giornata particolare che porterò nel cuore sempre: il sindaco ha voluto premiare i partenopei presenti al Festival di Sanremo, riconoscendone la professionalità, l'impegno, la tenacia, il coraggio, la voglia, la forza, la pazienza… e quindi sono molto felice di tutto questo.

Quest'anno Sanremo ha parlato fortissimo la lingua di Napoli: non solo per la vittoria di Sal Da Vinci, ma per la presenza massiccia di artisti e professionisti campani che, come lei, stanno dominando la scena. Secondo lei, qual è il segreto della musica partenopea di oggi?
Il segreto della musica partenopea non è di oggi: essa ha sempre avuto un ruolo importante nel panorama della musica internazionale, perché nelle nostre radici c'è tutto. C'è sentimento, cultura, melisma, armonia. Nelle nostre canzoni si ha la percezione di sentire l'armonia anche solo ascoltando la melodia. E questa è una cosa straordinaria.
Grazie per essere stato con noi!
Photo credits: Instagram @enzocampagnolireal
Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
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