Autore: Irene Pariota • 03/02/2026 18:04
Milano e Cortina d’Ampezzo si preparano ad accendere il braciere olimpico. Dal 6 al 22 febbraio 2026 l’Italia ospita i XXV Giochi Olimpici Invernali, riportando i Cinque Cerchi nel Paese a vent’anni di distanza da Torino 2006.
Milano Cortina è un progetto ambizioso, per certi versi sperimentale. Le Olimpiadi “diffuse”, le più estese di sempre, che coinvolgono territori, città e vallate alpine su un’area vastissima, trasformando l’evento sportivo in una sfida logistica, politica ed economica.
Non solo sport. Milano Cortina 2026 è un banco di prova per l’Italia: sulla capacità organizzativa, sulla gestione delle grandi opere, sulla sicurezza, sulla sostenibilità e sull’eredità che questi Giochi lasceranno alle comunità coinvolte.

Sette sedi, sedici discipline
La parola chiave è “diffusione”. Le gare non si concentrano in un’unica città, ma si distribuiscono tra Lombardia, Venetoe Trentino-Alto Adige. Milano ospita il cuore urbano dell’evento, con l’hockey su ghiaccio e il pattinaggio, mentre le montagne diventano il grande palcoscenico delle discipline alpine e nordiche.
Cortina d’Ampezzo torna protagonista settant’anni dopo i Giochi del 1956, con curling, sci alpino femminile e la nuova pista per bob, slittino e skeleton. Bormio accoglie le gare maschili di sci alpino sulla leggendaria Stelvio, Livigno diventa capitale di snowboard e freestyle, Predazzo e Tesero ospitano salto con gli sci, combinata nordica e fondo, mentre Anterselva resta il tempio del biathlon.
In totale, 16 discipline, oltre 110 eventi e migliaia di atleti da tutto il mondo. Un mosaico geografico che da un lato valorizza territori diversi, dall’altro rende l’organizzazione più complessa rispetto a un’Olimpiade concentrata in un solo polo.

Infrastrutture e grandi opere: tra rilancio e polemiche
Milano Cortina 2026 è anche un gigantesco cantiere. Nuove arene, ristrutturazioni, collegamenti stradali e ferroviari, villaggi olimpici, strutture temporanee e permanenti. L’obiettivo dichiarato è duplice: garantire Giochi efficienti e lasciare un’eredità duratura.
A Milano, l’Arena di Santa Giulia rappresenta uno dei simboli del progetto, mentre il Villaggio Olimpico diventerà, nelle intenzioni, un nuovo quartiere residenziale. In montagna, l’attenzione si concentra soprattutto sulla pista da bob di Cortina, una delle opere più discusse, tra costi elevati, tempi stretti e interrogativi sull’utilizzo futuro.
Il dibattito pubblico è acceso. Da un lato chi vede nelle Olimpiadi un’occasione irripetibile per modernizzare infrastrutture e rilanciare territori. Dall’altro chi teme sprechi, opere sovradimensionate e un impatto ambientale difficile da giustificare. La partita, come spesso accade con i grandi eventi, si gioca anche sulla credibilità delle promesse e sulla capacità di rispettare tempi e budget.
Sicurezza e gestione dell’evento: il dispositivo straordinario
Un’Olimpiade moderna è anche una macchina della sicurezza. Per Milano Cortina è stato predisposto un dispositivo imponente, che coinvolge forze dell’ordine, unità specializzate, sistemi di controllo e prevenzione.
Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Protezione Civile lavorano in sinergia, con particolare attenzione alle aree di gara, ai flussi turistici e agli eventi collaterali. In prima linea anche unità cinofile e artificieri, impiegati per le bonifiche preventive e la prevenzione di minacce.
La sfida non è solo prevenire rischi, ma gestire un evento che coinvolge territori molto diversi tra loro, con problemi logistici specifici: dalle grandi città ai piccoli centri montani, dove l’afflusso di pubblico può mettere sotto pressione infrastrutture e servizi.
L’Italia dalle grandi ambizioni e dalla pressione mediatica
Sul piano sportivo, l’Italia si presenta con aspettative importanti. Gare in casa significano visibilità, entusiasmo, ma anche pressione. Le discipline alpine, il biathlon, il pattinaggio di velocità, lo short track e lo snowboard rappresentano alcune delle principali fonti di speranza per il medagliere azzurro.
Atleti come Sofia Goggia, Federica Brignone, Dorothea Wierer, Lisa Vittozzi, Arianna Fontana e Tommaso Giacomel sono chiamati a guidare una squadra che punta a sfruttare il fattore campo. Le montagne di casa, però, non garantiscono risultati automatici: la competizione internazionale è altissima e molte nazioni arrivano con programmi tecnici solidi e investimenti importanti.
Per molti atleti, Milano Cortina 2026 sarà il punto più alto di una carriera. Per altri, l’ultima grande occasione. Il peso simbolico di gareggiare in Italia può diventare una spinta o un fardello.

Turismo, immagine e impatto economico
Uno degli obiettivi centrali dei Giochi è il ritorno in termini di immagine e turismo. Milano Cortina si propone come vetrina globale per il Made in Italy, le Alpi, le città d’arte, la gastronomia e lo stile di vita italiano.
Secondo le stime, l’impatto economico potrebbe essere significativo, tra arrivi turistici, investimenti e indotto. Ma il vero nodo sarà il “dopo”. La storia delle Olimpiadi insegna che il successo non si misura solo durante le due settimane di gare, ma negli anni successivi: nella capacità di utilizzare le strutture, attrarre eventi ed evitare – per così dire – cattedrali nel deserto.
Un esempio o un esperimento errato?
Dal 6 al 22 febbraio il mondo guarderà l’Italia. Non solo per le medaglie, ma per capire se questa Olimpiade diffusa sarà un modello da seguire o un esperimento difficile da replicare.
Il conto finale non si farà l’ultimo giorno dei Giochi, con la cerimonia di chiusura. Si farà negli anni successivi, quando si capirà se Milano Cortina 2026 sarà stata davvero un’occasione storica o solo una grande, costosa parentesi.
foto di copertina credits: economy magazine
Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
Insight italia srl (concessionario esclusivo)
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