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Il Museo Archeologico Nazionale del Melfese: un viaggio nel cuore della Lucania antica

Autore: Redazione 29/08/2025 09:40

Il Museo archeologico nazionale del Melfese "Massimo Pallottino" non è solo un'esposizione di reperti, ma un vero e proprio racconto della storia millenaria della Basilicata settentrionale. Ospitato nel maestoso e imponente Castello federiciano di Melfi, il museo rappresenta il punto di arrivo di decenni di ricerche archeologiche che hanno portato alla luce una ricchezza inaspettata nel territorio del Vulture-Melfese, un'area di cruciale importanza già in età preromana.

Il museo fu istituito nel 1976 e intitolato a Massimo Pallottino, l'illustre archeologo considerato il fondatore della moderna etruscologia, riconoscendone il contributo fondamentale allo studio delle civiltà dell'Italia antica. Le sue sale sono allestite in ordine cronologico, guidando il visitatore attraverso un percorso che copre un vastissimo arco temporale, dalla preistoria all'età romana.

Le collezioni e le testimonianze del passato

Le raccolte del museo sono costituite prevalentemente da corredi funerari e oggetti provenienti dagli scavi di importanti necropoli della zona, tra cui quelle di Lavello, Banzi, Ruvo del Monte e della stessa Melfi. Questi reperti offrono uno spaccato unico sulla vita, i riti e le credenze delle popolazioni indigene che abitavano il territorio. Tra gli oggetti più notevoli si trovano:

  • Corredi delle "tombe principesche": questi corredi, databili tra il VII e il IV secolo a.C., testimoniano lo status sociale elevato dei defunti. Comprendono raffinate ceramiche a decorazione geometrica, pregevoli vasi in bronzo importati da Grecia ed Etruria, e gioielli in oro, argento e ambra che denotano una fitta rete di scambi commerciali e culturali. L'elmo italo-calcidese in bronzo proveniente da una tomba di Lavello è uno degli esempi più pregevoli di questi reperti, così come il "pendente raffigurante un guerriero" in ambra e l'Askos "Catarinella", che offrono preziose informazioni sulla produzione artigianale e sulle influenze stilistiche dell'epoca.
  • Il Sarcofago di Rapolla: è l'opera di punta del museo e un capolavoro dell'arte scultorea romana. Rinvenuto casualmente nel 1856 in una villa romana nel territorio di Rapolla, il sarcofago è in marmo bianco e risale al II secolo d.C. La sua particolarità risiede nella sua origine: fu prodotto da maestranze specializzate dell'Asia Minore e trasportato fino in Lucania, a testimonianza della ricchezza e del prestigio della famiglia che lo commissionò. I lati della cassa sono decorati con scene mitologiche che ritraggono divinità ed eroi, mentre sul coperchio è scolpita la figura della defunta, elegantemente adagiata su un letto, con un'acconciatura che la data all'età di Faustina Minore, moglie dell'imperatore Marco Aurelio.
  • Reperti medievali: il museo non si limita all'età antica. Nelle sale sono esposti anche reperti che raccontano il ruolo di Melfi in epoca sveva e angioina, come le protomaioliche policrome e altri manufatti che illustrano la vita nel castello e nella città, fulcro del potere imperiale di Federico II di Svevia.

La visita al museo non è solo un'esperienza archeologica, ma anche un'occasione per esplorare il Castello di Melfi, una fortezza che ha segnato la storia del Meridione d'Italia, dominando con la sua imponente mole la valle circostante.

Informazioni utili 

Indirizzo: Via Normanni - Castello Federiciano, Via Normanni, 85025 Melfi PZ

Orari di apertura

  • Lunedì: 14:00–20:00
  • Martedì-Domenica: 09:00–20:00

Prezzi dei biglietti

  • Biglietto intero: € 5,00
  • Biglietto ridotto: € 2,00
  • È disponibile anche un biglietto cumulativo per i musei archeologici nazionali di Melfi e Venosa e il parco archeologico di Venosa al costo di € 12,00, valido per tre giorni dal primo ingresso.

Contatti

Foto di copertina credits di sito ufficiale del Ministero della Cultura

 

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